Serata Ingeborg Bachmann
Lunedì da Raffaella Battaglini con la professoressa di
letteratura tedesca alla ‘Sapienza’ e accademica all'Accademia Dei Lincei Camilla Miglio e con l'attrice Federica Fracassi.
Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), è stata una poetessa, scrittrice e giornalista austriaca.
Figlia di Olga Haas e Mathias Bachmann, Ingeborg nacque
nel 1926 in Carinzia,
nel cui capoluogo, Klagenfurt, trascorse l'infanzia e l'adolescenza. Dopo i primi
studi, negli anni del dopoguerra frequentò le università di Innsbruck, Graz e Vienna dedicandosi
agli studi di giurisprudenza e successivamente in germanistica,
che concluse discutendo una tesi su (o meglio, contro) Martin
Heidegger, dal titolo La ricezione critica della filosofia
esistenziale di Martin Heidegger.
Suo maestro fu il filosofo e teoretico della scienza Victor Kraft (1890-1975), ultimo superstite
del Circolo di Vienna, da cui i membri, in
conseguenza dell'assassinio di uno di loro (Moritz
Schlick) da parte di un fanatico nazista e dell'ostilità in seguito
dimostrata dal regime politico post Anschluss,
erano dovuti fuggire. Nell'epoca dello studio ebbe modo di intrattenere
contatti diretti con Paul Celan, Ilse
Aichinger e Klaus Demus.
Presto Bachmann divenne redattrice radiofonica presso
l'emittente viennese Rot-Weiss-Rot (Rosso-Bianco-Rosso), per la quale compose
nel 1952 la
sua prima opera radiofonica, Un negozio di sogni. Il suo debutto letterario
avvenne in occasione di una lettura presso il Gruppo 47.
Da allora divenne una stella luminosa della letteratura in lingua
tedesca. Nel 1953, all'età di 27 anni, ricevette il premio letterario del
Gruppo 47 per la raccolta di poesie Il
tempo dilazionato.
In collaborazione con il compositore Hans Werner
Henze produsse il radiodramma Le
cicale e il libretto per la pantomima danzata L'idiota nel 1955 e il libretto
per l'opera Il Principe di Homburg nel 1960. Nel 1956 pubblicò la
raccolta di poesie Invocazione all'Orsa maggiore, conseguendo il Premio
Letterario della Città di Brema (Bremer Literaturpreis) e iniziando un percorso
di drammaturgia per la televisione bavarese.
Dal 1958 al 1963 Ingeborg Bachmann intrattenne una relazione con
l'autore Max Frisch. Nel 1958 apparve il
radiodramma Il buon Dio di Manhattan, insignito l'anno successivo del
Premio Audio dei Ciechi di Guerra. Del 1961 è la raccolta
di racconti Il
trentesimo anno, a sua volta insignito dal Premio per la Critica della Città di
Berlino. Nel 1964 le
viene consegnato il Premio Georg Büchner e nel 1968 il Premio
nazionale austriaco per la Letteratura.
La produzione di Ingeborg Bachmann prosegue con la
pubblicazione nel 1971 del
romanzo Malina, diventato un film di Werner
Schroeter del 1991, interpretato da Isabelle
Huppert, Mathieu Carrière e Can Togay. Il romanzo è
stato concepito come la prima parte di una trilogia chiamata "Cause di
morte" (Todesarten) rimasta incompiuta e di cui rimangono dei
frammenti: Il libro Franza e Il libro Goldmann. Dal
primo dei due frammenti, Xaver Schwarzenberger ha ricavato il
film Franza (1986).
Nel 1972 fu
invece data alle stampe l'ultima opera prima della morte di Bachmann: la
raccolta di racconti Tre sentieri per il lago, a cui venne attribuito il
Premio Anton Wildgans.
La sera del 26 settembre 1973, nella sua casa romana di via Giulia,
Ingeborg Bachmann incendiò accidentalmente la sua vestaglia di nylon con la brace
della propria sigaretta durante un attacco di torpore, verosimilmente
indotto dai barbiturici che stava assumendo come
tranquillanti per superare un periodo di stress da superlavoro. Benché vigile
al momento del trasporto all'ospedale Sant'Eugenio, struttura
specializzata nel trattamento delle ustioni, subì danni renali cui fece seguito
un'intossicazione ematica che la portarono alla morte il 17 ottobre. Ingeborg
Bachmann fu sepolta il 25 ottobre 1973 nel cimitero di Klagenfurt-Annabichl. A
lei è dedicato il concorso letterario che annualmente si tiene nella città
natale, in coincidenza della sua nascita, e l'istituto d'istruzione superiore
di Tarvisio in Friuli Venezia Giulia.
Galleria Yemanjà presenta “Omaggio a Yemanjà – La Regina del Mare”
Spettacolo folclorico brasiliano nato per festeggiare la Regina del mare
Yemanjà. La sua festa è il 2 febbraio, una delle più celebrate in Brasile.
Tanta musica che farà da sfondo alle danze tradizionali, ai canti e alla poesia
dedicati a Yemanjà . Un gruppo di artisti brasiliani vi faranno entrare in
contatto con le più profonde radici ed origini della musica e cultura
afrobrasiliana.
Regia : Edilson Araujo
Assistente regia : Monica Gori
Danza : Marcia Regina
Canto : Mariangela A Morais
Poesia : Edilson Araujo
Percussioni : Jutair Bispo dos Santos
Pisquila & Neney
Berimbao : Prof. Baiano
Grupo di Capoeira : Cadencia de Bimba
Foto : Solange Souza
Siamo noi Gruppo di Teatro
RomaNegra
omaggio a
Yemanja 2024 candombless
Yemanja by Marcia Regina
Paola Franceschelli
Nadia Laura Gisele Garcia
I fantastici 14
Beatriz Ballerin
“Il quarto dito di Clara”
Scritto e diretto da Luca
Archibugi, protagonisti Pippo Di Marca e Veronica Zucchi
L’evento teatrale “Il quarto dito di Clara” è ispirato alla vita
e all’opera di Robert e Clara Schumann e al progressivo scivolamento del grande
musicista – che alcuni ritengono “il più grande di tutti i tempi” – nella
follia, a causa di disturbi nervosi provocati forse dalla sifilide,
dall’alcolismo, o da un grave disturbo bipolare, il tutto unito a una
melanconia senza rimedio. Robert si fascia l’anulare della mano destra per un
lungo periodo, nell’intento di rafforzarlo, ma il quarto dito rimane
semiparalizzato.
Non
gli resta – come ripiego paradossale – che la composizione. Nel titolo, il
quarto dito è quello di Clara: l’autore e regista, infatti, crea
un’identificazione fra Robert e Clara Schumann. Nell’opera, accanto a Robert
Schumann, emerge una gigantesca figura di donna, Clara Wieck: grande pianista –
la più celebre dell’Ottocento – divenuta moglie di Robert, dopo un tormentato
amore osteggiato dal padre di lei. Dopo le vessazioni del padre, una volta
divenuta moglie, non terminano per lei frustrazioni e dolori. Le viene impedito
di suonare il pianoforte quando Schumann compone, di andare in tournée, di dare
concerti – ha otto figli – e quando riesce ugualmente ad allontanarsi, il
marito si fa prendere dalla malinconia e si dà al bere.
Robert
viene internato in manicomio e due anni dopo, senza che Clara, che intanto vive
sotto lo stesso tetto di Johannes Brahms, sia mai andata a trovarlo, si lascia
morire di inedia. Per gli storiografi, a tutt’oggi, è assai improbabile che la
relazione fra Clara Schumann e Johannes Brahms fosse altro che platonica. In
questa rappresentazione l’unione di Robert e Clara appare come una sorta di
unione mistica. “Il mio personaggio” – spiega una dei due protagonisti,
Veronica Zucchi (Clara/Robert), in una recente intervista – è quello di una
anonima paziente psichiatrica che ritiene di essere Robert e Clara insieme:
vive come ingabbiata in una sorta di amore cristallizzato, esclusivo, che però
non è solo una prigione, ma è soprattutto una salvezza, un’illusione salvifica.
Ad
un certo punto, lo psichiatra che l’ha in cura, Secondo Filetti (Pippo Di
Marca), sprofonderà anch’egli in un’illusione di bellezza eterna: “Quel grande
amore che lei si è addossata sfida il deperimento, la caducità, e lei, insieme,
porta i due amanti in salvo, liberati dal fardello di una vita troppo breve. Io
non riesco a guardarla e a rimanere passibile. Lei ha ragione, vorrei
sprofondare anch’io in questa illusione (…) E che tutti diventino Clara e
Robert, l’amore, l’amicizia, il conforto”. Ecco, da un lato l’autore e regista
Luca Archibugi ha voluto restituire l’eccezionalità di questo amore;
dall’altro, tutto il testo è almeno doppio, raddoppiato o, addirittura,
triplicato: Clara è anche Robert e l’anonima paziente; lo psichiatra Secondo Filetti
è anche – per Clara/Robert – Franz Richarz, lo psichiatra che ebbe in cura
Robert Schumann nel manicomio di Endenich.