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UNA CONTRO L'ALTRA





  • Teatro Tordinona 9 Maggio 2026
  • UNA CONTRO L'ALTRA
  • Un'odissea della mente

  • Autore e Regista: Enrico Bernard
  • Interprete Principale: Melania Fiore
  • Produzione: Enterprise Multimedia

  • Lo spettacolo mette in scena due figure femminili in totale contrasto tra loro, descritte come "due emisferi della stessa mente".
    • La prima donna: Fedele e sottomessa al potere patriarcale, riesce a elevare la propria virtù e a liberarsi dalle costrizioni sociali attraverso un gesto di profonda indipendenza morale e intellettuale.
    • La seconda donna: Apparentemente trasgressiva e conquistatrice, finisce paradossalmente per diventare prigioniera dei propri sensi e delle proprie passioni, finendo per soccombere.
    Si tratta di un confronto-scontro tra due anime diverse o, forse, di un'unica donna in lotta con se stessa. L'autore ha scelto di svelare la reale identità della protagonista solo durante la messa in scena, poiché, come afferma Bernard, è proprio "il particolare a creare l’universale".
    11.5.26
     

    Il morso della tarantola



    Teatro Tordinona 10 Maggio 2026


    IL MORSO della TARANTOLA

    La serata dei ragni danzanti


    UN PROGETTO DI: Renato Giordano


    CAST ARTISTICO

    • Renato Giordano: Voce narrante

    • Clara Graziano: Organetto e canto

    • Gabriele Coen: Sax e clarinetto

    • Claudia Ugenti: Danza

    • Simone Pulvano: Percussioni


    PARTNER E COLLABORAZIONI

    • Accademia di Storia dell'Arte Sanitaria (ASAS)

    • Compagnia Nuove Indye (CNI)

    • Otranto Jazz 


    SINOSSI DEL PROGETTO 

    "Il Morso della Tarantola" è uno spettacolo-concerto che nasce dalle ricerche di Renato Giordano sul medico barocco Giorgio Baglivi. L'opera esplora il legame storico tra il morso del ragno e la "terapia musicale". Attraverso la narrazione e i ritmi della pizzica, il pubblico viene trasportato nel Seicento, scoprendo come la musica fosse considerata l'unica medicina efficace contro la malinconia e il veleno della taranta. Un viaggio affascinante tra scienza, mito e tradizioni popolari del Salento.


    11.5.26
     

    Le interviste impossibili 5 Maggio



    7.5.26
     

    Santa Vergine delle Rose 25 aprile


    Teatro Fortezzaest 23-24-25 Aprile 2026

    SANTA VERGINE DELLE ROSE

    Un progetto del Collettivo Nonnaloca

    Drammaturgia di Veronica Chirra e Sara Russolillo

    Con Marta Bulgherini, Irene Ciani e Camilla Tagliaferri

    Dicono che per far credere a qualcuno una bugia basti ripeterla abbastanza volte. Dicono anche che le bugie hanno le gambe corte. E che se cammini in strada con i tacchi alti e il ginocchio in bella vista è normale che qualcuno ti poggi una mano dove non vuoi.

    Pure se tu gli hai detto di no, pure se gli hai detto che non ti piace.

    Dicono che se vai a ballare il sabato sera e bevi come un uomo, poi è normale che qualcuno ti metta in macchina e ti porti a casa sua. Pure se tu non riuscivi nemmeno a capire dove fossi. Pure se tu non riuscivi nemmeno a dire di no. Dicono che Ada Cuordoro sia colpevole di sessantaquattro truffe, a danno di sessantaquattro uomini.

    Dicono che li incontrasse in un locale di musica latina, che li seducesse, li ubriacasse e gli sfilasse un bonifico dopo l’altro, proprio quando loro non erano più capaci di intendere e di volere. Santa Vergine delle Rose è un dialogo con un giudice che non ha voce, è un monologo. Potrebbe essere una deposizione, o una trappola. Scivola tra la confessione e la messa in scena, tra la verità e l’illusione. Ada è l’imputata, certo, ma anche la narratrice, la regista della sua stessa storia. Decide cosa dire, cosa omettere, quando piangere, quando ridere. E lo spettatore, come il giudice, si ritrova a seguirla, a dubitare, a cercare un appiglio.

    Ma alla fine, quando la sentenza arriva, rimane solo una domanda: perché questa assoluzione ci fa rabbia? Perché ci sembra così assurda? Forse perché sappiamo bene che, a parti invertite, non ci sembrerebbe affatto assurda.

    Ada se ne va. Libera. Assolta. Ci siamo fatti tutti ingannare?

    No, da Ada no. Dalla pièce, forse.


    30.4.26
     

    Santa Vergine delle rose 24 Aprile


    Teatro Fortezzaest 23-24-25 Aprile 2026

    SANTA VERGINE DELLE ROSE

    Un progetto del Collettivo Nonnaloca

    Drammaturgia di Veronica Chirra e Sara Russolillo

    Con Marta Bulgherini, Irene Ciani e Camilla Tagliaferri

    Dicono che per far credere a qualcuno una bugia basti ripeterla abbastanza volte. Dicono anche che le bugie hanno le gambe corte. E che se cammini in strada con i tacchi alti e il ginocchio in bella vista è normale che qualcuno ti poggi una mano dove non vuoi.

    Pure se tu gli hai detto di no, pure se gli hai detto che non ti piace.

    Dicono che se vai a ballare il sabato sera e bevi come un uomo, poi è normale che qualcuno ti metta in macchina e ti porti a casa sua. Pure se tu non riuscivi nemmeno a capire dove fossi. Pure se tu non riuscivi nemmeno a dire di no. Dicono che Ada Cuordoro sia colpevole di sessantaquattro truffe, a danno di sessantaquattro uomini.

    Dicono che li incontrasse in un locale di musica latina, che li seducesse, li ubriacasse e gli sfilasse un bonifico dopo l’altro, proprio quando loro non erano più capaci di intendere e di volere. Santa Vergine delle Rose è un dialogo con un giudice che non ha voce, è un monologo. Potrebbe essere una deposizione, o una trappola. Scivola tra la confessione e la messa in scena, tra la verità e l’illusione. Ada è l’imputata, certo, ma anche la narratrice, la regista della sua stessa storia. Decide cosa dire, cosa omettere, quando piangere, quando ridere. E lo spettatore, come il giudice, si ritrova a seguirla, a dubitare, a cercare un appiglio.

    Ma alla fine, quando la sentenza arriva, rimane solo una domanda: perché questa assoluzione ci fa rabbia? Perché ci sembra così assurda? Forse perché sappiamo bene che, a parti invertite, non ci sembrerebbe affatto assurda.

    Ada se ne va. Libera. Assolta. Ci siamo fatti tutti ingannare?

    No, da Ada no. Dalla pièce, forse.


    30.4.26
     

    SANTA VERGINE DELLE ROSE 23 Aprile



    Teatro Fortezzaest 23-24-25 Aprile 2026

    SANTA VERGINE DELLE ROSE

    Un progetto del Collettivo Nonnaloca

    Drammaturgia di Veronica Chirra e Sara Russolillo

    Con Marta Bulgherini, Irene Ciani e Camilla Tagliaferri

    Dicono che per far credere a qualcuno una bugia basti ripeterla abbastanza volte. Dicono anche che le bugie hanno le gambe corte. E che se cammini in strada con i tacchi alti e il ginocchio in bella vista è normale che qualcuno ti poggi una mano dove non vuoi.

    Pure se tu gli hai detto di no, pure se gli hai detto che non ti piace.

    Dicono che se vai a ballare il sabato sera e bevi come un uomo, poi è normale che qualcuno ti metta in macchina e ti porti a casa sua. Pure se tu non riuscivi nemmeno a capire dove fossi. Pure se tu non riuscivi nemmeno a dire di no. Dicono che Ada Cuordoro sia colpevole di sessantaquattro truffe, a danno di sessantaquattro uomini.

    Dicono che li incontrasse in un locale di musica latina, che li seducesse, li ubriacasse e gli sfilasse un bonifico dopo l’altro, proprio quando loro non erano più capaci di intendere e di volere. Santa Vergine delle Rose è un dialogo con un giudice che non ha voce, è un monologo. Potrebbe essere una deposizione, o una trappola. Scivola tra la confessione e la messa in scena, tra la verità e l’illusione. Ada è l’imputata, certo, ma anche la narratrice, la regista della sua stessa storia. Decide cosa dire, cosa omettere, quando piangere, quando ridere. E lo spettatore, come il giudice, si ritrova a seguirla, a dubitare, a cercare un appiglio.

    Ma alla fine, quando la sentenza arriva, rimane solo una domanda: perché questa assoluzione ci fa rabbia? Perché ci sembra così assurda? Forse perché sappiamo bene che, a parti invertite, non ci sembrerebbe affatto assurda.

    Ada se ne va. Libera. Assolta. Ci siamo fatti tutti ingannare?

    No, da Ada no. Dalla pièce, forse.


    30.4.26
     

    Insoliti sospetti



    27.4.26
     

    Elhadra


    Elhadra è un'opera multidisciplinare che esplora il confine tra rituale ancestrale e arte contemporanea. Presentata il 16 aprile 2026 dal collettivo Onti Certe, la performance si configura come un viaggio sensoriale profondo nelle tradizioni mistiche del Mediterraneo.

    🌀 Il Concept
    Il titolo richiama la "Hadra", il rito collettivo del sufismo legato alla trance e alla memoria. Onti Certe rilegge questa pratica non come folklore, ma come uno strumento per indagare la perdita di identità nel mondo digitale.
    🎭 Elementi Chiave
    • Musica Ipnotica: Fusione di percussioni tradizionali e sintesi granulare elettronica.
    • Corpi in Movimento: Una coreografia basata sulla ripetizione e sullo sfinimento fisico.
    • Scenografia Immersiva: Uso di proiezioni laser che reagiscono al battito cardiaco dei performer.
    • Spazio Sacro: Il pubblico non è spettatore, ma parte integrante del cerchio rituale.

    📍 Il Messaggio
    L'evento mira a ricreare un senso di comunità attraverso il ritmo. È un invito a staccarsi dalla frenesia quotidiana per ritrovare una connessione primordiale con il proprio corpo e con gli altri.
    📌 Punto focale: La trasformazione del dolore individuale in estasi collettiva.
    16.4.26
     

    Noi imperfetti



    14.4.26
     

    Kiss Stories



    8.4.26
     

    Hamlet in purple

    Angelo Mai 20 Marzo 2026

    Hamlet in purple

     

    Tra parola poetica, teatro di figura e drammaturgia sonora, firmato da Valentino Mannias, che cura traduzione, regia e drammaturgia di una riduzione dell’Amleto di William Shakespeare.

    Un’indagine radicale sulla funzione del teatro oggi, sulla crisi e sulla sua possibile rinascita, attraverso una nuova traduzione in endecasillabi che restituisce alla parola shakespeariana una tensione ritmica e politica insieme.

    Mannias, insignito del Premio Hystrio alla Vocazione nel 2015, del Premio Franco Enriquez nel 2018 e del Premio Ubu nel 2024, costruisce uno spettacolo che assume Amleto come metafora dell’attore e, più in profondità, del teatro stesso: una figura sospesa tra dovere e desiderio, tra rappresentazione e realtà, chiamata a parlare dentro un sistema che sembra non avere più ascolto. In questa prospettiva, il testo shakespeariano diventa un dispositivo critico attraverso cui interrogare il ruolo dell’arte come strumento di resistenza al potere e come spazio fragile ma necessario di pensiero collettivo.

    Il teatro di figura non è qui un semplice elemento estetico, ma una vera e propria struttura concettuale: marionetta e burattini incarnano una dimensione ambigua, in bilico tra morte e immortalità, tra corpo animato e oggetto inerte, restituendo al gesto scenico una qualità rituale che mette in crisi l’idea stessa di presenza. La presunta follia di Amleto, in questa rilettura, non è solo un tema narrativo, ma una condizione del linguaggio teatrale, un territorio instabile in cui realtà e finzione si contaminano fino a diventare indistinguibili.

    Il viola che dà titolo allo spettacolo non è un dettaglio cromatico ma un dispositivo rituale. Colore del lutto e del vino, della terra e della mescita, il viola esiste solo nella percezione umana, come il teatro. Chiedere al pubblico di vestirsi di viola significa costruire un funerale collettivo, un rito condiviso affinché il teatro possa morire per rinascere come spazio vivo di comunità. Una possibilità di rinascita, come rito che tenta di restituire al teatro una funzione politica, non nel senso ideologico del termine, ma come spazio in cui una comunità può ancora riconoscere le proprie contraddizioni.

    Fondamentale, in questo dispositivo, è la presenza della musica dal vivo, pensata come “attore invisibile” da Luca Spanu, che attraversa la scena, dialoga con i corpi e con le figure, e costruisce una partitura emotiva capace di agire sotto la soglia della parola. La musica non accompagna, ma interroga, amplifica, talvolta contraddice, diventando parte integrante della drammaturgia.

    Hamlet in Purple si presenta così come un atto insieme di lutto, resistenza e speranza. Forse il teatro deve prendere coscienza della propria morte per ricominciare a vivere. Dunque la domanda non riguarda più soltanto Amleto, ma chi ascolta: che cosa può essere il teatro, oggi?

    29.3.26
     

    Le interviste impossibili



    28.3.26
     

    Into the black






    Teatro Tordinona 15 Marzo 2026

    INTO THE BLACK

    di Antonello Toti

     

    regia di Christian Angeli

    con Alessia Filiberti e Andrea Lami

    e la voce di Enrico Catani

     

    Il testo di Antonello Toti è ispirato alla grande stagione cinematografica e letteraria del noir statunitense degli anni quaranta.  Due attori in scena: unattrice che interpreta due ruoli, un attore che ne interpreta cinque.

     

    L A STORIA

    Una donna, cinque uomini e un brutale omicidio. Il tempo scorre inesorabile, se lei si arrende, il suo amato muore. Nella disperata ricerca della verità, lei deve porre le giuste domande e accettare le terribili risposte.

     

    NOTE DAUTORE

    Per amore si fanno le più grandi follieè la frase che si ripete Alessia, la protagonista di Into The Black, mentre affronta pericoli mortali nel tentativo di salvare lamato. Into the Black è un noir con la struttura narrativa tipica del giallo: si parte da un omicidio, da cui scaturisce unindagine che porta alla risoluzione finale. È il modo in cui si snoda lintreccio, però, a essere anti convenzionale. La storia si apre con una rassicurante linearità a cui fa immediatamente seguito un improvviso e spiazzante vortice di eventi, in cui convivono realtà e sogno, solennità e goliardia, violenza e tenerezza.

    Alessia, anima bianca di un mondo oscuro che vuole comprometterla, per amore deve affrontare questo turbinio di emozioni, nella ricerca della risposta alla domanda noir per eccellenza: in un mondo di colpevoli, chi è il più colpevole?

     

     

    16.3.26
     
     
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