“Le Interviste
impossibili – Dalla Radio al Palcoscenico”
curata da Laura De Luca e Renato Giordano.
La serata è tutta
dedicata agli eroi di carta del mondo del Fumetto. Occasione per conoscere
meglio due protagonisti della stagione d’oro delle “nuvole parlanti” e forse
per mettere a nudo alcuni meccanismi che portarono al loro successo.
Renato Giordano intervista Olivia (Arianna
Ninchi), la fidanzata di Popeye/Braccio di Ferro. Da un’idea di Giovanni
Federico. Luca Raffaelli intervista Mandrake (Gaetano
Lizzio).
Olivia si presenta in
una veste nuova. Non più la fragile, urlante donzella sempre in cerca della
protezione del rozzo marinaio Braccio di Ferro avido di spinaci, ma donna
pronta ad offrire una lettura totalmente alternativa della sua femminilità,
nonché consapevole del ruolo storico che le spericolate avventure di tutta la
sua banda svolsero in anni difficili sia l’America sia per il mondo intero.
Il “divo” Mandrake è pronto a svelare
aneddoti poco noti della sua storia di mago – come ad esempio la vicenda dei
suoi due padri – o particolari che coinvolgono nomi importanti del cinema
italiano e non solo. Oltre a mostrarsi particolarmente critico nei confronti di
alcuni ambigui “superpoteri” contemporanei…
In
una serata ancor più surreale del solito, si moltiplica l’effetto straniante
dell’intervista immaginaria, i cui interlocutori/interlocutrici stavolta non sono
persone in carne ed ossa, bensì creature di fantasia. Nati nella prima metà del
Novecento, Olivia e Mandrake raggiunsero eccezionali vette di popolarità non
solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo, in particolar modo alla vigilia
della Seconda guerra mondiale. Conosciuti ed amati ancora oggi come simboli
rispettivamente di una solo apparente fragilità femminile e di illimitate
capacità magiche, testimoniano l’inesauribile vitalità e la trasversale
seduzione dell’universo del fumetto.
Gli interpreti
Arianna Ninchi, figlia e nipote
d’arte, segue presto le orme di famiglia. Studia recitazione presso il DAMS di
Bologna e nel 2000 debutta al Teatro di Leo con lo spettacolo di teatro-danza Le stanze di
Penelope di Anna Redi, con la quale, nel corso degli anni,
continua a collaborare. A teatro è diretta, fra gli altri, dal padre Arnaldo
Ninchi, da Piero Maccarinelli, Antonio Calenda, Ennio Coltorti, Luca Archibugi,
Gianfranco Calligarich, Monica Nappo. Al cinema ha lavorato per Francesco
Falaschi, Gianfranco Pannone, Daniele Misischia, Filippo Bologna, Leonardo
Pieraccioni, Stefano Mordini. In collaborazione con la Cineteca Nazionale ha
curato le rassegne Un vizio di famiglia: i Ninchi e il cinema e Ave Ninchi, la
più amata dagli italiani. Ha adattato e tradotto per il
teatro, e pubblicato testi sulla tradizione attoriale della sua famiglia. Ha
inoltre curato – assieme a Silvia Siravo – l’antologia al femminile Musa e getta –
Sedici scrittrici per sedici donne indimenticabili (ma a volte
dimenticate) (Pontealle Grazie, Milano 2021). Nel dicembre
2024 le è stato assegnato il Premio per il Teatro Franco Cuomo International
Award X edizione.
Gaetano Lizzio (Catania,
1966), formatosi presso la scuola dello Stabile di Catania, debutta nel 1989 al
Teatro Musco in Il cappello di paglia di Firenze di Labiche; ha lavorato
presso vari gruppi teatrali, per poi passare attraverso l’esperienza della
fondazione di una propria compagnia, con cui ha messo in scena una
rivisitazione del Macbeth, con le musiche di Paolo
Buonvino, e Interrogatorio
a Maria di Giovanni Testori. Ha lavorato con Turi Ferro,
Giulio Brogi, Valeria Moriconi, Giorgio Albertazzi, Remo Girone, Massimo
Popolizio, Anna Bonaiuto. E’ stato diretto da Dario Fo, Krystoff Zanussi,
Giancarlo Cobelli, Lorenzo Salveti.
Gli autori
Giovanni
Federico (Napoli, 1957). Narratore, ha firmato varie raccolte di
racconti, la più recente per Edizioni Armando: (De)Relitti, dedicata agli ultimi della
nostra società. Per il teatro ha scritto L’abbraccio di Giuseppe (Roma,
Teatro Ennio Flaiano, 2015), Matilde, la donna che non vorrei essere,
(Sovana in Arte, 2015), Belle di carta (Festival della
Piana del Cavaliere, 2018), Poetando tango (Sovana in Arte,
2021). Collabora con il blog di attualità e politica “Il Domani d’Italia”.
Luca Raffaelli (Roma, 1959),
giornalista, saggista e scrittore, ha cominciato come critico di fumetto a meno
di vent’anni, curando poi serie di interviste televisive con vari autori e
scrivendo a tutt’oggi di animazione e fumetti su «la Repubblica». Vicedirettore
del Salone di Lucca nel 1986, è stato anche direttore artistico di Castelli
Animati, il festival internazionale del cinema d’animazione di Genzano (RM), e,
dal 2001 al 2011 di Romics, il festival romano da lui fondato. Curatore di
varie mostre, ha firmato numerosi saggi e romanzi, sia per ragazzi sia per
adulti. Dal 2024 è direttore artistico del Palazzo del Fumetto di Pordenone.
La quinta serata della rassegna “Le
Interviste impossibili – Dalla Radio al Palcoscenico” si svolgerà al Teatro
Tordinona domenica 15 febbraio 2026.
Partiamo dal titolo
Scritto e diretto da Carolina Eminente, con: Alessandra
Rossi, Matilde Brini, Lucrezia Lai, Paolo Rossi, Beatrice Chiapelli, Diletta
Maria D’Ascanio, Eleonora Zavaglia, Raffaele Filipponi
LA GUERRA SVELATA DI CASSANDRA
di Salvatore Ventura Con GAIA APREA
musiche Dario Arcidiacono | contributi video Andrea Montagnani
voce Enea TOMMASO GARRÈ | corpo di Enea GIOVANNI BONI
assistente alla regia Adriana Mangano
regia ALESSIO PIZZECH
produzione Nutrimenti Terrestri e Giardino Chiuso/Orizzonti Verticali
in collaborazione con Mithos Troina Festival
La Guerra
svelata di Cassandra ovvero come descrivere la guerra e i
suoi orrori, attraverso gli occhi di una donna e raccontarne così le
motivazioni tutte maschili, nonché le menzogne e le falsità che intorno ad essa
si costruiscono come giustificazioni, ieri come oggi. Il Mito di Cassandra
continua a essere uno strumento di rilettura delle contraddizioni della storia
che attraversiamo come uomini, ed ha rappresentato una lente d'ingrandimento
per cercare un senso, una luce per i tempi bui. Dopo tanti omaggi letterari a
questo straordinario personaggio, Salvatore Ventura si cimenta nella
composizione di un pezzo di teatro estremamente denso di emozioni. Il giovane
drammaturgo palermitano dà una lettura di Cassandra che mutua aspetti dalle
tante versioni letterarie del personaggio classico, in primis Christa Wolf, ma
ne costruisce una visione autonoma e tratteggia una figura di donna,
perfettamente calata nelle contraddizioni di questo nostro tempo. La Cassandra,
a cui darà voce e corpo Gaia Aprea, è creatura dell'oggi ed articola un
monologo teatrale originale nella forma della scrittura e straordinariamente
carico di rimandi alla cronaca quotidiana.Le parole di Ventura, contrappuntate
dallo spazio sonoro di Dario Arcidiacono, costruiscono un flusso di coscienza
che riscrive la vicenda conosciuta della profetessa di Apollo, figlia di
Priamo. Cassandra si pone in dialogo con il pubblico del presente, lo vuole
scuotere dal silenzio colpevole e affermare la necessità delle parole, del
racconto, del disvelare una verità, del muovere una coscienza che possa opporsi
al pensiero dominante. La Cassandra di Ventura torna sulla scena ormai
spogliata violentemente della sua verginità, alla ricerca di un perdono di sé
stessa per non essere stata capace di fermare quella guerra, per non essere
riuscita a farsi ascoltare nella sua azione profetica. Cassandra del 2025,
vuole farsi esempio per noi, monito per i nostri assordanti silenzi e mi piace
così immaginarla tra le strade bombardate di Kiev o tra le macerie di Gaza o
tra le fila di uomini e donne massacrati in qualche parte della terra. Questa Cassandra
è alla ricerca di un senso del proprio stare nel mondo e si ricongiungerà a
quella sé stessa bambina, persa nei rumori di un conflitto familiare, nel
disperato tentativo di compiere un atto catartico che tagli definitivamente con
il perpetuarsi del sangue e della morte come unico orizzonte possibile. Cassandra,
tornata nel mondo dei vivi, alle prese con i ricordi, con oggetti testimoni
della propria esistenza traumatica, è affamata di vita, sedotta dal ricordo di
Enea che si è salvato dalla fine della Città di Troia. Ricordando il corpo ed
il volto di Enea, Cassandra prova così ad ergersi al di sopra del racconto di
morte e distruzione; il legame erotico, di profonda amicizia, che la unisce a
Enea, rappresenta una forza indelebile, che nella sua memoria, resiste agli
orrori di una terra distrutta, di un cimitero di familiari massacrati dal
nemico, a un destino di violenza che lega vincitori e vinti. La Cassandra di
Ventura invoca così il teatro, lo evoca come fonte di resistenza, di speranza,
come atto finale di testimonianza che vuole disvelare a noi l'ipocrisia della
famiglia umana, l'irresponsabilità di chi decreta l'inizio del conflitto e ne
determina il perpetrarsi. Cassandra quindi, diviene voce che si oppone
all'indifferenza, usa la parola come arma, con quell'incedere poetico di chi
porta con sé una verità per troppo tempo sopita e ci dice quanto mai sia
importante oggi, il rito del teatro.
NOTE
DELL'AUTORE
La scrittura è l'unico modo che ho per tradire la realtà che mi circonda. O
almeno ne è il punto di partenza. Il teatro è il luogo dove metto questa
pratica in atto. Faccio teatro per recuperare dalla memoria la natura umana,
con i suoi gesti. Sia quelli possibili che quelli impossibili, ed il teatro,
attraverso i suoi simboli, segna un linguaggio universale dove scopro,
valicando quel confine, dei valori che l'umanità non ha ancora trovato. La
potenza della parola, quando è detta, mi trasmette sempre quello stupore
necessario ad apprendere qualcosa di nuovo, ribaltarlo verso un'altra
prospettiva.
La guerra svelata di Cassandra è il racconto di uno svelamento, quello
svelamento che tende il filo della verità al punto tale da trasfigurare la
realtà che mi circonda. Per cui ho scelto di avvicinarmi a questo racconto
attraverso gli occhi di un personaggio come quello di Cassandra per rievocare
quel respiro del classico che svela il presente. Interrogandomi sui temi della
guerra, delle diversità, del rapporto tra genitori e figli, del viaggio, della
libertà e mettendo assieme questi ingredienti ho cercato di aggiungere alla
voce del personaggio un tono di modernità epica seguendo lo stile della slam
poetry, alternandolo a quello della narrazione classica.
La scelta che mi ha spinto a rispettare questa strada mi è stata
suggerita dalla stessa storia che avevo intenzione di raccontare: il
personaggio vive in due tempi differenti, ben definiti, il momento esatto in
cui sta per morire e quello in scena con noi, spingendomi ad utilizzare questa
dualità di linguaggi, come due facce della stessa medaglia, due fazioni nemiche
con ognuna le proprie ragioni, il noi e il loro. Riuscendo a riassumerne l'arco
narrativo in un ritmo cadenzato ed in crescendo. La materia che propongo quindi
non è la riscrittura di un mito come quello della guerra di Troia bensì un
pretesto per interrogarci sulla contemporaneità, cercando di scoprire insieme
se il futuro ha un cuore antico.